Agosto… alcuni anni fa (diversi).
Chi avrebbe detto che per le strade di quell’ultimo paese della Sicilia, Portopalo di Capopassero, quel disinvolto turista giapponese coi baffetti e lo sguardo alla Clarke Gable fosse uno dei più famosi Maestri di Aikido viventi, con un unico problema, trovare un costume da bagno!
A quei tempi Portopalo non era così conosciuto come oggi e fu difficile risolvere la questione, poi finalmente ci riuscimmo e presto ci avviammo verso Morghella, una delle spiagge più esotiche e belle della zona, almeno allora.
Quell’acqua d’un verde smeraldo, conquistò il Maestro che la descrisse come quella delle Hawai, non saprò mai se fosse stato per un complimento, ma è certo che per molto tempo espresse l’intenzione seria di abitare in quel luogo.
Ma più che descrivervi un pezzo di quanto sono i miei ricordi, mi preme collegare a quel tempo, ciò che in quei luoghi, mi indicò come importante strategia per lo studio dell’Aikido.
Ho più volte parlato di A-Me (no) U-KI HA-SHI, letteralmente il ponte che unisce il cielo e la tera, ossia l’espressione di unione : A= l’io che si uniforma, Me= con la circolarità, U-KI =l’elemento verticale dell’acqua e Ha- Shi= quello orizzontale del fuoco; che come tutti sapete corrisponde al Mandala che è anche il simbolo della nostra scuola.
Ma proprio per giungere ad una comprensione pratica di tutto l’esercizio, che quei momenti e paesaggi descritti all’inizio mi evocano e che il Maestro in quei periodi mi insegnò, fu quello di dedicarmi allo studio di alcune tecniche di Muso shinto Ryu, in particolar modo Honte no Tsuki, Honte Hara Gyaku Tsuki, Honte no Uchi, Gyaku Te Uchi; a questi Kihon naturalmente per i più esperti aggiungerei, in misura di grande raccomandazione, il primo dei Chinkon Kishin Misogi no Jo, la cui ripetizione è indispensabile per comprendere il movimento del Jo, il suo equilibrio, la sua potenza e la sua efficacia, soprattutto la relazione alla fine del “kata” fra jo e applicazione del movimento a mani nude.
Così senza accorgercene, passeremo da uno studio a tutto campo sulle forze stabili del Centro, attraverso il Muso Shinto, la loro capacità di espressione, di esecuzione dei principi con precisione ed efficacia, alla destrezza tipica ed alla scioltezza che la padronanza del movimento, che sono richieste per l’esecuzione dei Chinkon.
Gli spostamenti verticali ed orizzontali tipici di ambedue i metodi di esercizio, ci condurranno per mano, più che tante illusioni fatte di astruse filosofie e ci guideranno con misura, verso l’esecuzione dei principi dell’Aikido, senza l’uso delle armi, che poi sarà senz’altro un vero e proprio gioco, come lo era per O-Sensei e per il Mio Maestro.
Quando poi dovete prepararvi all’Itto Ishin, all’Irimi, non indugiate troppo sull’esecuzione di irimi senza anima, basta che abbiate in mente l’evoluzione dello Tsuki, esso è nella sua natura un irimi che si stacca dal limite del suo MA AI determinato (distanza), per andare oltre, dunque sappiate governare bene lo studio dell’atemi waza, sui principi di base che avete appreso, come ad esempio da un soto uke si possa eseguire con fluidità un oi tsuki, senza cambiare posizione e soprattutto tenendo in mente bene i limiti del proprio tandem.
Tutto ciò è indispensabile per giungere ad una riflessione utile sotto la calura del sol leone, ma spero che tutto ciò avvenga non solo con la vostra mente.
Aikido
Pietro Suriano
Hana no Ume



