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Nel ricordo di O-SENSEI UESHIBA MORIHEI

Il vento della Primavera soffia fra le foglie del Pruno
similmente fa frusciare i foglietti dell’Harai Gushi
che è pronto nel Tuo Dojo, TSUNEMORI SOSHU!
perchè nel giorno in cui solennemente Ti ricordiamo
il Tuo spirito possa veleggiare nel kokkyu insieme
al vento del nostro waza e rafforzare così l’unione
fra noi ed il Takemusu Aiki. Soffermati mirabile
SAMUHARA RYUO, permetti anche a noi danzare
assieme a Te i Chinkon dell’AIKIDO e giunti nel
centro di AME NO UKI ASHI gridare a gran voce
il nobile suono dell’: OOOOOOOOOOOOOOOOO

A tutti i praticanti della Scuola e dell’Aikido
AIKIDO HANSHI PIETRO SURIANO

February 23-24, 2008

Aikido Stage

Il 31 maggio e l’1 giugno 2008 il Maestro Fujimoto Shihan dirigerà uno stage dell’Aikikai d’Italia, ospite della Buikukai, nell’Hombu Dojo di Catania presso la Cittadella Universitaria.
L’organizzazione sarà curata dal Maestro Fabio Cavallaro

Maggiori informazioni verranno pubblicate al più presto.

AME NO MURAKUMO KUKI SAMUHARA RYUO -CHINKON KISHIN

Come si può notare nel Chinkon, le apparenze sono tutte a favore di una sorta di danza, che poco o nulla ha a che vedere con il combattimento, specie nella prima fase o rituale proprio MISOGI, in cui O-SENSEI intenzionalmente, per la prima volta apre la “bulinatura del JO verso l’esterno, per una sola volta, successivamente fa seguire ben sei Mulinature (roteazioni del bastone) verso l’interno, eseguite di modo che risultino essere sempre più ampie e veloci, fino a eseguire un cambio di mano (gaeshi) che permette di far ruotare il jo in senso contrario alla bulinatura medesima ed iniziare successivamente la rotazione del JO assieme a quella del corpo. La parte iniziale di questo Kata, è nelle intenzioni del Maestro UESHIBA, dedicato alla totale apertura verso le cose del mondo, cui però il SOSHU ha sempre ripetuto con numero di tre rotazioni o grandi Meguri, questa volta Egli fa una eccezione, intendendo “pareggiare” il conto con il numero quattro, che esprime la totale conclusione dei cicli vitali, come richiamato nella esecuzione dello SHIN KOKKYU, mediante le battute delle mani, che sono ripetute per il numero di quattro, ossia per quel numero che richiama le alternanze della vita apparente; ne risulta di conseguenza che la rotazione unica verso l’apertura di questo CHINKON, rispetto alle precedenti eseguite negli altri CHINKON e fatte in apertura, diviene inevitabilmente la quarta in ordine temporale, per cui conclude idealmente quel ciclo vitale, legato alle sorti della vita. Ma perchè poi O-SENSEI esegue ben sei mulinature del JO sopra il capo e verso l’interno, aumentando con gradualità crescente, il ritmo e la velocità delle stesse?
In realtà il sei è semplicemente l’esasperazione introspettiva ormai raggiunta, pur nella consapevolezza che l’AIKIDO è apertura massima verso il mondo e le sue sorti, espressione di quella serenità interiore ormai proclamata e della “solitudine” che il FONDATORE, aveva inevitabilmente acquisito, giungendo a quello stato di comprensione della saggezza delle cose giuste, che è di difficile intendimento per gli altri anche se a Lui vicini. In tutto ciò c’è dunque la sua risposta al significato del CHINKON ed al MANDALA ad esso proclamato:AME NO MURAKUMO KUKI SAMUHARA RYUO -KATSUAYABI KOKA - AIKI TSUNEMORI , del quale sintetizzo la traduzione che sta ad intendere “la via del Giusto che eradica il male e vittoriosamente acquista la consapevolezza della Giustizia. Ma se mi fosse data licenza sintetizzare, per quanto mi è stato concesso fare dal mio amato MAESTRO. aggiungerei: L’AIKIDO è tutto ciò che è O-SENSEI, ossia è il mezzo idoneo per far emergere la NOBILTA’ di un Uomo ed avviarlo a divenire un Giusto.
Dal mero punto di vista tecnico la mulinatura del bastone da combattimento richiede una abilità eccezionale nella sua esecuzione, specie quando si effettuano, successivamente alla medesima, dei cambiamenti repentini di guardia, come si può notare nel KATA, ove spesse volte addirittura il JO volteggia sulla parte dorsale della mano e non su quella palmare, che ne complica non poco l’esecuzione, vedi Hachi no ji gaeshi e la sua variante di “rivoluzione”, eseguita appunto sulla parte dorsale della mano; queste esecuzioni, permettono di imprimere una estrema forza al fendente o al lancio dell’arma a media distanza (Toma katate Uchi). Nel Kata subito dopo i movimenti di rotazione del corpo, si può osservare come dopo una spazzata in otoshi, il Jo esegua uno ushiro Tsuki, appena accennato, ma sufficiente per essere affondato. Oltre a quanto espresso, queste veloci mulinature del Jo e il brandeggio del medesimo in Hachi no Ji, hanno lo scopo di confondere non poco l’attenzione e la guardia dell’avversario, creando dei vortici ideali che lo disorientano, non permettendo di comprendere la reale intenzione tecnica e o di manovra.
Tutte le tecniche nel Kata, sono appena percettibili e soprattutto armonizzate fra loro, di modo che a stento si riconoscono i suburi dai quali esse provengono.

Ciò che è fondamentale conoscere bene, è il principio dello SHIN KOKKYU, senza il quale paradossalmente, è difficile intendere i movimenti del SOSHU, legati come sono a quelle forme di energia che sono compendiate ed attentamente studiate nel cerimoniale dello succitato SHIN KOKKYU.

O-SENSEI e così pure il mio amatissimo MAESTRO, avevano raggiunto una tale forza ed un tale equilibrio, nell’esecuzione di questi esercizi, che avevano poco bisogno di esprimere una “larga base” di appoggio verso la madre Terra, cosa che è invece necessaria per chi si appresta a studiarli e per chi non ha dimestichezza con gli stessi movimenti, di modo che possa compierli istintivamente.
La capacità di eseguire queste tecniche senza allargare troppo la base, risultava essere talmente efficace, sia nel SOSHU che nel Mio Maestro, da poter agevolmente permettere di eseguire rotazioni del corpo ed in generale ogni movimento di tai sabaki “verticalizzando la postura”, senza allargare troppo la base di appoggio, ciò coincide assolutamente con una aumento impressionante della velocità e della precisione dell’esecuzione, cui deve corrispondere una notevole capacità di mantenere l’equilibrio, che altrimenti, per come già accennato, a causa della poca base di “adesione” al terreno, è destinato a diventare assai precario.

Bene dopo che è avvenuta la roteazione del Jo sulla testa, si assiste ad una rotazione del corpo in senso antiorario per 360 gradi, seguito da una successiva contro rotazione dello stesso per altri 360, dove però quasi alla fine di questi, viene eseguito un gaeshi tsuki con un movimento di spazzata in rotazione (otoshi), conclusa con un repentino cambio di guardia ed un affondo in ushiro tsuki, tutto effettuato di modo che queste tecniche risultino essere appena accennate, quasi che la loro definizione appaia essere percepita.
Le rotazioni del corpo hanno la valenza di tenere lontano gli avversari, (soprattutto quando al posto del Jo si usa la lancia), ma in realtà il SOSHU, qui identifica tutti i movimenti di equilibrio e la capacità di esprimerli, oltre naturalmente al significato intrinseco Misogi, che per grandi linee possiamo identificare nello studio della Unione MUSUBI, fra le energie derivate da AME NO MI NAKA NUCHI ossia quelle legate al cielo, con quelle legate alla terra, cioè KUNI NO TOKO TACHI, attraverso la propria energia che nello SHIN KOKKYU è identificata con AMATERASU O MI KAMI. I colpi dati quasi in maniera ovattata, sono invece colpi micidiali, solo che essi vengono “dosati” per spazio e potenza, di modo che non producano dispendio di energia; considerate che la vibrazione sonora del KATA è particolare e richiede un esercizio difficoltoso, occorre far emettere i suoni in funzione delle applicazioni e essi devono poi armonizzarsi con quelli del KOTOTAMA, tutto questo deve essere finalizzato allo studio del KI.

Il KATA MISOGI procede poi in un crescendo di movimenti che sottolineano, ove ci fosse bisogno, l’abilità del FONDATORE nell’esercizio all’uso delle armi. La fine del KATA è improvvisa e diretta, subito dopo una tecnica di Yokomen Uchikomi, che si esaurisce nell’ultimo vortice o grande Meguri, disegnato da O-SENSEI attorno al proprio centro, Egli si pone lateralmente al KAMIZA, accennando ad ultimi movimenti di MUSUBI, effettuati in suwari waza, per poi rendere omaggio ai KAMI alzandosi verticalmente e ponendo il JO come sua ideale prosecuzione verso il cielo.

Così O-SENSEI congeda il KATA, ponendo ortogonalmente il JO al Kamiza, quale ideale continuazione, MUSUBI, fra i KAMI e Lui medesimo.

Non voglio dilungarmi oltre nella descrizione di quello che deve essere esclusivamente, una riprova efficace, di quanto noi stessi abbiamo maturato e compreso nel seguire il sentiero dell’AIKIDO, lo spirito del quale è profondamente inciso nel cuore di chi ha vissuto la magica esperienza lasciata dal SOSHU.

A quanti vogliono seguire questo sentiero, è dedicato il CHINKON KISHIN, posto alla fine della vita di O-SENSEI e che nell’immensa riconoscenza cui debbo, per aver potuto apprendere tutto questo, ho voluto intitolarlo con il MANDALA che ci giunge per ultimo dalla Sua esperienza e dal Suo spirito: AME NO MURAKUMO KUKI SAMUHARA RYUO.

Con immensa gratitudine verso il SOSHU e verso il Mio MAESTRO.

AIKIDO HANSHI
Pietro Suriano
HANA NO UME

Kobayashi’s anniversary

Carissimi praticanti,
settantanove anni fa nasceva il mio amato Maestro KOBAYASHI Hirokazu, oggi tocca a me portare avanti il Suo destino e spero che questo continui così per molto tempo ancora dopo di me.

Alcuni di voi hanno conosciuto il Maestro e hanno potuto apprezzarne il carisma.

Ciò che di intimo e personale è contenuto nel rapporto con il Maestro resterà sempre un mio privilegio, ciò che posso dirvi e che sia utile per la Vostra pratica è questo:

1. “Legate l’Aikido esclusivamente alla pratica e non alle parole” poiché ogni filosofia per quanto utile alla vita, stessa non riuscirà mai a sostituire la pratica dell’Aikido nel suo significato finale ed anche nel suo spirito.
2. Richiamate la Vostra attenzione sulle raccomandazioni del Fondatore per quanto attiene alla pratica, perché l’evoluzione è sempre figlia delle cose passate e che di conseguenza devono essere conosciute.
3. L’Aikido è tutto ciò che io sono, disse il Fondatore, dunque non cercate altre forme sostitutive di Aikido nelle Organizzazioni, che queste servono esclusivamente per le convivenze umane, ma non hanno valore nella pratica dell’Aiki.
4. La Scuola dell’Aiki segnerà il tempo del Vostro apprendimento, ma sarà vana se il Vostro spirito non è pronto per essere autonomo.

Mi sembra che sia molto facile come regola per essere seguita, questo è quanto il Mio Maestro Vi avrebbe detto e dunque è ciò che adesso Vi dico.

AIKIDO
Pietro SURIANO
Hana no Ume